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Intervista a Marco Guerra, della libreria Pagina 348

INTERVISTA A MARCO GUERRA 

Alcune alunne della scuola hanno intervistato il libraio del nostro quartiere, il sig. Marco Guerra, della libreria Pagina 348. Di seguito il nostro incontro: 

Da quanto lavora in libreria?  

La libreria è stata aperta dai miei genitori Rosalba e Mario nel 1992, quindi è la libreria della nostra famiglia. Mio padre faceva il libraio, perciò io sono cresciuto in mezzo ai libri; l’ho sempre accompagnato quando andava a trovare i suoi amici che facevano questo mestiere e, appena ho finito la scuola nel 1994, ho iniziato a fare il libraio. 

 

Come mai ha deciso di fare questo lavoro?  

È un lavoro che mi piace molto, in parte perché è il lavoro della mia famiglia ma anche perchè a me piacciono molto i libri e soprattutto stare in negozio, a contatto con le persone. Amo parlare con loro: persone diverse da me, di età diverse, donne o anziani, giovani… 

Come si è organizzato durante la quarantena?  

La quarantena è stato un periodo molto brutto per questo negozio e per tutti, ovviamente.  Il negozio è stato chiuso dall’11 marzo al 25 Aprile, ma in realtà io ero dentro al negozio e rispondevo alle telefonate delle persone, che volevano sapere come stavamo, quando avrebbe riaperto la libreria o semplicemente desideravano parlare un po’. Visto che il negozio doveva stare chiuso per la pandemia, abbiamo effettuato consegne a domicilioalle persone che abitano nel quartiere, nella zona di viale Cesare Pavese, davamo appuntamento davanti alla farmacia, e le persone che stavano un po’ più lontane ci telefonavano, ci dicevano che libri volevano e noi portavamo loro i libri a casa o glieli spedivamo. Un negozio non può stare chiuso tanto tempo quindi, avendo bisogno di lavorare, dovevamo comunque trovare il modo di vendere i libri, la cartoleria e tutte le altre cose che abbiamo. Anche ora continuiamo a vendere spedendo libri in altre città o effettuando consegne a domicilio in caso di bisogno, come una persona anziana o impossibilitata a uscire. 

Se lei fosse un lettore che cosa le piacerebbe trovare in una libreria?  

 Ci sono diversi tipi di libreria e a me piacciono tutte: quelle molto grandi del Centro o dei centri commerciali dove si può camminare per gli scaffali, quelle molto piccole nelle quali si vede molto la scelta del libraio perché se hai poco spazio puoi esporre pochi libri e quelle che magari sembrano un po impersonali. Noi siamo sempre pronti a recepire gli stimoli che arrivano dalla clientela. 

Le piace il lavoro che fa? 

Lavorare in libreria mi piace moltissimo perché posso incontrare tante personepoi è un lavoro che ho la fortuna di fare con i miei familiari a cui voglio bene: mia madre Rosalbamio fratello Alessio e Cristina, che lavora con noi da tanti anni. Bisogna dire che i libri sono una cosa speciale: sono degli oggetti molto particolari perché ognuno legge un libro a modo suo scoprendoci cose diverseÈ bello entrare in confidenza con le persone tramite un libro. Perciò anche se tanti sono gli oggetti utili, ammetto che avere a che fare con i libri è diverso. 

 

Come ha deciso il nome della libreria?  

Quando noi siamo venuti qua nel 1992 questa libreria si chiamava libreria Cesare Pavese, perché appunto si trova in viale Cesare pavese. Insieme ai miei genitori abbiamo deciso di chiamarci Pagina 348. In realtà è un nome molto semplice:” pagina” richiama quelle dei libri e “348” è semplicemente il numero civico della libreria. 

Sappiamo che da alcuni anni organizzate incontri con autori, ora online: quale tra questi è stato maggiormente interessante, commovente…? 

Gli incontri che organizziamo sono tutti bellisia conoscere un grande scrittore che è ai primi posti delle classifichea una scrittrice o scrittore esordiente magari anche molto giovane che ha appena scritto il suo primo libro e incoraggiarlo, per poi proporlo ai nostri clientiÈ bello conoscere giornalistipersone che vediamo nei programmi in televisione, o nei dibattiti politici. Sono venute moltissime persone ed ognuno è stato interessante per un motivo. Abbiamo incontrato scrittori, scrittrici, giornalisti, persone di tutte le età che provenivano da mondi completamente diversi; è sempre bello incontrare persone diverse da te. Un incontro che mi è rimasto nel cuore è stato quello con Andrea Camilleri, nel dicembre 2010, l’autore di “Montalbano”, è stato un giorno bellissimo per noiperchè è stato per anni alle cime delle classifiche di tutta Italia. Abbiamo incontrato tutti personaggi interessanti e ci ha fatto piacere ospitarli. È venuto Ascanio Celestini che magari a voi giovani non dice molto  

 Ci consiglia qualche titolo per la nostra età? 

Per la vostra età vale quello che vale per tuttiognuno è diversoha gusti e aspirazioni diverse, ognuno ha diritto di scegliere per  delle cose che gli piaccionoNon esiste un libro in assoluto, ma libri per interessi diversi. Ci sono ragazzi che leggono prima, ragazzi che leggono dopo, l’unica cosa certa è che le ragazze leggono di piùin libreria vediamo molte più bambine che bambini e molte più ragazze che ragazzi.  

Ci sono anche dei periodi in cui vanno molto di moda dei personaggi di serie televisive oppure di film. I libri sono per tutte le età: da quelli cartonati, morbidi, libri giocattolo per i bambini piccoli fino a quelli con i caratteri scritti grandi per i più anziani. Anche quando non ci siamo più i libri sono una grande eredità che lasciamo ai nostri parenti e amici.  

Pochi anni fa consigliavamo molto Storie della buonanotte per bambine ribelli, una bellissima galleria di donne molto coraggiose che si sono fatte strada ognuna nel suo campo: la scienziata, la sportiva, la donna che è entrata in politica, la giornalista 

Il suo rapporto con la lettura è cambiato oggi rispetto a quando era un ragazzo come noi? 

In parte  perché da quasi 30 anni ci lavoroquindi devo leggere anche per lavoro. Quando avevo più o meno la vostra età non leggevo molto; da bambino leggevo, ma poi mi sono fissato con il pallone quindi giocavo sempre. Poi cominciai a interessarmi alle ragazze, allora non ho letto proprio più. Ora, quando escono dei libri, li leggiamo per poterli poi consigliare ai clienti, così diversi fra loro, uomini, donne, giovani, anzianipersone di destra, persone di sinistra, tifosi della Roma, tifosi della Lazio. Poi continuo anche a leggere per piacere.  

Qual è il suo libro e autore preferito? 

Ce ne sono davvero tanti, di generi diversimi piacciono i romanzi, i saggi, le biografie, i gialli. Il mio autore preferito è Fabio Bartolomei un autordi romanzi poco conosciuto; la mia scrittrice preferita è Donatella di Pietrantonio, bravissima. L‘ultimo saggio bello che ho letto si chiama Danteide, scritto da Piero Trellini e mi ha riportato alla mente Dante con la sua Divina Commedia che, prima alle medie e poi alle superiori, si legge. Mi piace molto Antonio Manzini , scrittore di gialli, inventore del commissario Rocco Schiavone, che conosciamo. 

 

Ringraziamo di cuore il libraio Marco Guerra per la sua cortese disponibilità…ha sacrificato una sua pausa pranzo per noi! Ci vediamo in libreria! www.pagina348.it

 

Valentina Fagnani, Beatrice Cocchi, Chiara Pacenti, Viola Chialà 

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The Promised Neverland

PRODUZIONE

The Promised Neverland è un manga scritto da Kaiu Shirai, con i disegni di Posuka Demizu.

L’adattamento anime è prodotto da CloverWorks e la prima stagione comprende trentasette capitoli, mentre la seconda non è ancora disponibile in Italia.

GENERE E TARGET

-thriller psicologico, azione, fantascienza

-shonen (manga per ragazzi)

TRAMA

Un gruppo di bambini vive in un orfanotrofio da quando ha memoria. Non manca loro nulla, hanno amici e cure da una “madre” affettuosa, e vivono in tranquillità, a tal punto che quando, entro i dodici anni, vengono adottati e devono lasciare l’ orfanotrofio, ne sono dispiaciuti e vorrebbero  rimanere.

Per alcuni questa felicità però si guasta il giorno della partenza della piccola Connie. La bambina aveva lasciato il suo pupazzo all’orfanotrofio e Emma, una delle bambine più grandi, di undici anni, e Norman, della stessa età, lo trovano e decidono di riportarglielo prima che parta.

Quando però sono al cancello, si trovano davanti una scena terrificante: delle creature mostruose parlano con la “madre”, mentre il corpo senza vita di Connie viene portato via da altri esseri. Emma e Norman ascoltano la conversazione senza farsi scoprire e capiscono che i prossimi ad essere in pericolo saranno loro e un altro ragazzo: Ray di undici anni. Tornano all’orfanotrofio e poco tempo dopo raccontano tutto a Ray. I tre allora cercheranno di scappare da quella che hanno sempre considerato un’accogliente casa, cercando di portare con loro anche i più piccoli.

The Promised Neverland | MangaAnime.it

 

Penso che sia un anime molto emozionante e capace di farti sentire vicino ai vari personaggi, nonostante le loro differenze di età. Fa vedere la realtà anche dalla prospettiva dei “cattivi” e in qualche modo ci si riesce ad affezionare anche a loro. E’ pieno di colpi di scena inaspettati che riescono ad alimentare l’ attenzione di chi guarda la serie e a fargli tenere gli occhi attaccati allo schermo.

Eleonora Di Marzio

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Paesi in cui le donne non hanno diritti

Ci sono molti paesi in cui le donne non hanno diritti; due sono emblematici:

INDIA: Molte ragazze tra i 15 e i 19 anni sono sposate, divorziate o vedove. Nel solo 2008, si stima che circa 250 mila bambine siano scomparse al momento del parto.

Dall'India agli Usa, i peggiori posti del mondo per le donne - La Stampa
L’india è uno dei paesi meno sicuri per le donne

AFGHANISTAN: In Afghanistan il 60/70% dei matrimoni del paese è forzato. C’è anche tanta violenza sessuale. Inoltre il 13% delle donne non sa leggere e scrivere. Il giorno 10\03\21 (proprio due giorni dopo dopo la festa delle donne) il Dipartimento dell’Istruzione di Kabul ha dato l’ordine a tutte le scuole, sia pubbliche che private, attraverso una lettera, di vietare alle ragazze afghane sopra i 12 anni di cantare.

Violenza contro le donne: dati e informazioni
Questi sono i dati della violenza sulle donne

Condizioni della donna in Occidente:

Le donne vengono discriminate: benché compiano due terzi del lavoro della popolazione mondiale, hanno solo il 10% del reddito mondiale complessivo.

Vengono maltrattate e picchiate. Il 35% delle donne a livello mondiale viene picchiato almeno una volta nella vita. Il 60% degli analfabeti sono donne, tra cui bambine, ragazze e adolescenti.

Le soluzioni:

Bisogna difendere i nostri diritti. Bisogna mettere in atto una campagna d’informazione sull’importanza della disciplina, realizzando corsi d’informazione per garantire un lavoro alle donne e renderle autonome. Per realizzare tutto questo però bisogna fare un lavoro di squadra, serve il contributo di tutti.

I paesi che odiano le donne » Mappa Mundi - Blog - LIMES
Questi sono tutti i paesi che odiano le donne

Emma Falone

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L’ATTACCO DEI GIGANTI

AUTORE: Manga Hajime Isayama

ANNO DI USCITA: 2009

GENERE: Fantasy / avventura

CONSIGLIATO: per ragazzi 12+

TRAMA: tre protagonisti, Mikasa, Armin ed Eren, vivono all’interno di tre cinte di mura insieme ad altri esseri umani sopravvissuti. Le mura si chiamano Maria, Rose e Sina perchè all’esterno di esse vivono dei giganti. I tre amici vivono nel distretto di Shiganshina con la famiglia di Eren e Mikasa.

Un giorno, nell’845, le mura del loro distretto e la casa di Eren vengono distrutte con un calcio da un gigante di più di 60 metri di altezza, facendo entrare nel distretto centinaia di giganti che divorano le persone.

Dopo 5 anni Eren Mikasa e Armin entrano a far parte dell’esercito per sterminare ogni gigante sulla faccia della terra.

CURIOSITA’: Dal manga (32 volumi) è stato tratto anche un’anime (serie tv giapponese) di 4 stagioni e 70 episodi che si possono vedere su Netflix e Amazon Prime.

RECENSIONE PERSONALE: Sinceramente questo anime è uno dei miei preferiti soprattutto per la trama e per la grafica. L’unico appunto è che nell’anime ci sono più di 70 episodi da 20 minuti e potrebbe risultare noioso guardarli tutti insieme. Ugualmente per il manga: avendo 32 volumi che costano 4,90€ l’uno per un totale di 156,80€ potrebbe risultare non alla portata di tutti; però alla fine posso considerare questo anime\manga un vero “capolavoro” a confronto di altri libri che ho letto.

 

Luca Antonio Velleca

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Ariana Grande

Ariana Grande nasce nel 1993 a Boca in Florida. Il suo nome completo è Ariana Grande-Butera. Ariana ha origini italiane e si ritiene italo-americana perché i suoi bisnonni materni Michele Antonio Grande e Filomena Lavendetti emigrarono da Gildone, in provincia di Campobasso negli Stati Uniti.  È una cantante con tantissimo successo tanto è vero che ha raggiunto i 25 miliardi di stream su Spotify. È lei la donna con più streaming sulla piattaforma svedese di musica. La sua prima canzone fu Give It Up e da allora non si fermò più, tanto è vero che scrisse altri 48 singoli tra cui 33 con videoclip. L’ ultimo singolo pubblicato è 34+35.

La canzone che ha ottenuto piu successo è 7 Rings, al secondo posto One Last Time e al terzo FocusUna curiosità su Ariana è che la sua iconica coda alta non è fatta dasuoi capelli, ma da delle extension. Le porta perché a causa di una sit-com a cui ha partecipato si doveva tingere i capelli di un rosso brillante e decolorarli molto spesso e questo l’ha portata a rovinarseli. Cambia spesso colore di capelli, li ha provati tutti: marroni, rossi, marrone chiari, quasi neri, biondi e poi addirittura bianchi. 

Ha partecipato a vari programmi televisivi per ragazzi tra questi i più visti sono:

  • Victorious – serie TV, 56 episodi (2010-2013)
  • iCarly – serie TV, episodio 4×10 (2011)
  • Sam & Cat – serie TV, 36 episodi (2013-2014)
  • Il grande colpo (Swindle), regia di Jonathan Judge – film TV (2013)

Il 19 aprile 2020 è stato rivelato che, durante le restrizioni per la pandemia di COVID-19, la cantante era ritornata in studio per registrare nuova musica, tuttavia il mese successivo Grande ha annunciato che non avrebbe pubblicato un nuovo album durante la quarantena. Il 14 ottobre 2020, dopo numerosi rumors circolati su Twitter, la cantante ha confermato che il suo sesto album in studio sarebbe stato pubblicato entro la fine dello stesso mese; due giorni dopo è apparso sul sito ufficiale di Grande un countdown con scadenza il 30 ottobre 2020, tramite il quale è stato rivelato il titolo del progetto.

Questo album non solo ha riscontrato grande successo negli streaming ma ha venduto piu’ di 43.000 copie.

KARIM E MARIANNA

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LA COLAZIONE NEL MONDO

LA COLAZIONE IN ITALIA

In Italia la colazione tipica è costituita da  pane o panini, burro marmellata, fette biscottate e biscotti, accompagnanti da caffè, latte o tè freddo.

lA COLAZIONE IN FRANCIA

Per colazione, i francesi prendono il caffè, tè, cioccolata calda o un succo di frutta. Lo accompagnano generalmente con pane e burro, croissant alla marmellata di ogni genere.

LA COLAZIONE IN GERMANIA

In Germania e’ di uso mangiare salsiccia, uova,  formaggi accompagnati da pane di tutti i tipi (nero, bianco, di segale, frumento) con marmellata, miele, formaggi, prosciutto cotto e a volte anche uova e omelette.

LA COLAZIONE IN AMERICA

La colazione americana può includere moltissimi alimenti differenti. Alcuni sono semplici ingredienti, da preparare o già pronti, altri, invece, sono vere e proprie ricette.
Carne, pesce,  uova, bacon (sottili fette di pancetta precotta) salsicce, ham: (un salume cotto da affettare piuttosto simile al prosciutto di maiale arrosto e affumicato), steak (bistecca di manzo)

LA COLAZIONE IN AUSTRALIA

Tra i cibi della colazione tipica australiana non mancano: Bacon; Uova in tutte le prepazioni; Pane e formaggi; Torrija di mais che per aspetto e sapore ricordano il pain perdu francese; Vegemite, una crema spalmabile salata ricavata dal lievito estratto durante il processo di lavorazione della birra.

LA COLAZIONE IN GIAPPONE

La colazione giapponese  è costituita da: riso bianco al vapore, verdure miste, alghe, uova, pesce, natto, ottenuto dalla fermentazione dei fagioli,  tamagoyaki cioè un’omelette giapponese che si prepara con uova, salsa di soia e zucchero e che viene cotta seguendo una tecnica tradizionale un tantino laboriosa.

LA COLAZIONE IN EGITTO

Foul Madamas è una zuppa di ceci e fave, limoni, aglio, pepe di caiamae salsa tahina (crema di sesamo). Si completa il piatto con verdure e un uovo sodo

LA COLAZIONE IN SIRIA

La tipica colazione siriana e’ formata da yogurt magro, avena o farro integrali, un frutto, qualche mandorla.

LA COLAZIONE IN VIETNAM

La colazione vietnamita è composta da una zuppa di riso e verdure chiamata Chaò Chai, profumata da diverse spezie, dai Dau Cha Quai, una sorta di grissini fritti. Il tutto accompagnato da tè o da caffè freddo. Piatto tipico del risveglio è il Pho, una zuppa di pollo o gamberi con spaghetti di riso (tipici “rice noodles”) servita in brodo caldo di carne con cipolle e germogli di soia, che va mangiata con abbondante peperoncino rosso fresco e con il lime spremuto dentro.

Articolo realizzato da: KARIM ELSAWY, FRANCESCO SARDI, LEONARDO ZAFFIRO, SOFIA PALUDI, RITA SCAFFARO, RAFFAELLA MARVELL, EDOARDO CAMPITELLI E SHADIR BELLA

Classe 2B 2020/2021 “La colazione nel mondo”

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Xxxtentacion

Jahseh Dwanyne Onfroy in arte Xxxtentacion nasce a Plantanion, in Florida nel 1998 , non ha avuto un’infanzia semplice, la madre ,non riusciva a mantenerlo cosi’ lo ha mandato a vivere dalla nonna, e circa a sei anni ha pugnalato un uomo che la maltrattava, e’ stato espulso da scuola dopo esser stato coinvolto in una rissa. Al contrario dei rapper che tutti noi conosciamo tentacion non ha iniziato a fare musica mentre stava a scuola, bensi’ dopo averla finita, la sua musica non e’ semplice musica, lui dice di voler trasmettere sensazioni positive e felicita’, cose che lui non ha mai avuto .Prova ad imparare a suonare da autodidatta chitarra e pianoforte ,la mamma e la zia lo iscrivono al coro della scuola ,ma viene espulso per aver preso a pugni un compagno di classe. Nel 2013 il ragazzo finisce al carcere minorile : viene beccato con un’arma da fuoco. Nel 2015 viene accusato di violazione di domicilio e di rapina e nel 2016 verra’ arrestato di nuovo

Alcune delle sue canzoni piu’ famose hanno raggiunto e superato il miliardo di visualizzazioni su piu’ social tra i quali Spotify e Youtube.

Sad = 1.521.198.858 di visualizzazioni

Jocelyn Flores = 1.374.276.207 di visualizzazioni

Moonlight = 1.172.060.321 di visualizzazioni

Look at Me = 810.084.789 di visualizzazioni

Il 18/06/2018 Xxxtentacion mori’ dopo una rapina di due uomini alla sua macchina che cercavano di rubare il suo borsello contenente piu’ di 50.000 dollari americani . Questi due uomini scesero dalla loro macchina e puntarono una pistola verso Xxxtentacion che si trovava nella sua macchina con un suo amico che fuggi’, mentre Tentacion venne trattenuto, i ladri cercarono  di sfilargli il borsello ma la sua resistenza porto’ la pazienza dei rapinatori al limite e fecero fuoco.

Si pensa però che la sua morte sia stata una messa in scena, infatti dopo l’omicidio la polizia non ha trovato nessuna traccia di sangue. Molti fan, dopo aver visto le foto di Tentacion in rete, hanno notato che quest’ultimo non aveva un tatuaggio di un orologio sulla guancia e quindi hanno supposto che non si trattasse di lui, ma di una sua controfigura. Sta di fatto, a distanza di quasi tre anni non si è capito ancora molto.

KARIM E MARIANNA

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Il nostro ambiente: l’impegno, ma soprattutto la consapevolezza sono abbastanza e faranno la differenza? La risposta possiamo darla solo noi!

 

Carlotta Palumbo

Il nostro ambiente, tanto inquinato quanto difeso, tanto modificato quanto tutelato, cosa è? La terra, l’ambiente, sono tutto ciò che ci circonda, sono la nostra casa e la nostra ragione di vita. È solo grazie al nostro pianeta che noi riusciamo a vivere nelle condizioni attuali, è grazie a lui se respiriamo, parliamo o camminiamo, in fin dei conti è da lui che siamo nati ed è da lui che dipendiamo.

Con il tempo l’uomo si è preso sempre più libertà pensando che, forse, un modo per controllare un’entità così grande come la Terra, ci fosse.  Con queste convinzioni si è diffuso il pensiero che fosse possibile sfruttarla, che, anzi, l’uomo ormai era diventato così intelligente da essere in grado di usufruire di tutte le risorse del pianeta senza subirne le conseguenze, perché, dopotutto, l’uomo è superiore a tutto, non è vero?
Se ci si pensa bene è un po’ come sfinire il proprio genitore abusando sempre più della sua pazienza. Secondo me è proprio così che noi umani ci siamo comportati e abbiamo ragionato. Siamo andati avanti, dapprima senza essere consapevoli dei danni che stavamo provocando, e, successivamente, abbiamo continuato nonostante, ormai, ne conoscessimo gli esiti. Ed è per questo motivo che ora più che mai la nostra generazione, la generazione di noi ragazzi, deve dire STOP a quello che, secondo me, si può considerare una forma di violenza e di sfruttamento verso il nostro pianeta. Per questo ogni parola e ogni gesto contano. Perché non dobbiamo per forza fare un discorso per farci sentire, perché, se ci crediamo veramente, basta una frase detta a noi stessi, a un amico, a un genitore, ma anche a uno sconosciuto, a invertire questo trend. Un trend che ci porterà a un futuro disastroso, o meglio, ci porterà a non averlo proprio un futuro. E perché privarci di ciò che prima di essere un diritto è una necessità? Perché costringerci a rassegnarci? Perché vietarci di concepire l’idea di un cambiamento? Solo perché tanto a governare e a risolvere I problemi ci pensano I politici, quei politici di cui ci lamentiamo tutti I giorni ma che rivestono quella carica solo perché noi abbiamo voluto che la ottenessero eleggendoli. Quei politici che pensano solo al potere, ai soldi e all’economia.
Secondo me in tutti noi, vige un po’ la convinzione che, generalizzando, non abbiamo il potere di cambiare le cose, troviamo una valvola di sfogo nel giudicare tutti coloro che ce l’hanno ma non lo applicano con le modalità giuste. Secondo me, quindi, non risolveremo un problema così grande come può essere l’inquinamento ambientale accusando tutti i potenti che purtroppo non sono riusciti a frenarlo, ma decidendo di agire personalmente e concretamente, cominciando a vedere e trattare questo problema in quanto tale, senza limitarci a parlarne passivamente perché ci sembra doveroso farlo. Io stessa quando scrivo rimango scioccata, scioccata che una ragazza come me insieme a molti altri, spero, debba risolvere un problema causato da generazioni fin troppo ambiziose e temerarie, ma dall’altro lato mi do forza perché devo farlo, perché non solo voglio un futuro per me stessa, ma lo voglio per gli altri e l’unico modo per farlo è rallentare, fermarsi e analizzare quelli che sono dati oggettivi, partire da quelli per rimediare e per non sbagliare nuovamente. Per questo nel lavoro sull’inquinamento ambientale assegnato a scuola, ho deciso di trattare di un tema di cui si discute molto poco ma che in realtà incide molto di più di quanto si pensi sul nostro pianeta e, purtroppo, è facile dedurre che non incide di certo positivamente. Si tratta dell’effetto che ha l’industria tessile, in particolare del settore della moda, sul nostro pianeta. Basti pensare che incide in ben otto campi differenti. La prima e la più urgente problematica è sicuramente rappresentata dal cambiamento climatico, infatti l’industria della moda produce una quantità esorbitante di anidride carbonica, la cui produzione, si stima, aumenterà del 60% circa nei prossimi dodici anni. È allarmante, infatti, che solo l’industria dei jeans produca il 13% delle emissioni annue totali di CO2.

La seconda problematica è lo sfruttamento e l’inquinamento delle risorse idriche. Queste risorse sono necessariamente utilizzate, a partire dall’acqua impiegata nelle piantagioni fino ad arrivare ai trattamenti dei materiali e ai lavaggi degli indumenti a casa. Ciò che più lascia interdetti è che per produrre anche solo un’unica maglietta venga impiegata la quantità d’acqua pari al fabbisogno di acqua di una persona in tre anni. Al grande impiego di questa risorsa si affianca anche lo smaltimento delle sostanze di scarto prodotte dalle industrie a scapito dell’ambiente circostante perché queste sostanze si riversano nei fiumi, nei mari e nelle acque sotterranee danneggiando anche l’uomo e gli animali.  

Il terzo problema riguarda l’inquinamento provocato dai pesticidi, in quanto essi vengono applicati in quantità elevate soprattutto in India dove sono presenti le maggiori piantagioni di cotone. In contemporanea all’utilizzo di pesticidi c’è anche un forte sfruttamento del suolo che riveste la quarta problematica. Ciò porta inevitabilmente ad una diminuzione delle risorse naturali, quinta problematica. Infatti, sia la produzione che il trasporto dei capi di abbigliamento porta ad un vasto utilizzo di combustibili fossili e della manodopera, per definizione limitati.
Solamente per produrre e trasportare i materiali per la realizzazione di un paio di jeans si passa per quattro continenti diversi. Avendo un impatto notevole e subito evidente sull’ambiente, il sesto problema è rappresentato dal fatto che, con il calo dei prezzi sui prodotti, le persone sono indotte ad acquistare sempre più abiti che vengono utilizzati per un arco di tempo molto limitato e poi messi da parte incrementando i fenomeni del consumismo e dello spreco.
Il settimo fattore è legato al benessere umano che viene compromesso dagli attuali ritmi di produzione delle industrie. L’ultimo problema, che riguarda in prima persona gli uomini e si collega al punto precedente è la cosiddetta schiavitù moderna che è rappresentata da pesanti forme di lavoro forzato, sfruttamento minorile e tratta di esseri umani. Questi fenomeni sono frequenti soprattutto in quelle che sono le industrie dei grandi brand della moda che spesso di trovano in luoghi come la Cina e il Bangladesh, dove le associazioni sindacali non sono né solide né diffuse e a nessuno importa tutelare i diritti dei lavoratori che, nella maggior parte dei casi, sono rappresentati da donne e bambini, costretti a lavorare in condizioni disagiate per ore, ricevendo un salario minore di quello che gli spetta. È proprio a questo proposito che ho letto un libro intitolato “Sulla strada di Iqbal” che parla di Iqbal Masili, il primo ragazzo sindacalista del Pakistan a lottare contro lo sfruttamento e il lavoro minorile, che fu assassinato a soli dodici anni solo perché aveva avuto il coraggio di far sentire la sua voce. Prima di morire riuscì anche a condurre un discorso all’ONU dove chiedeva la libertà, la parità e l’uguaglianza che si basano sul riconoscere le nostre differenze. Questa storia di sovrappone anche a quella di una ragazza romana della mia età, a cui è stata assegnata proprio una ricerca sull’influenza dell’industria della moda sull’ambiente, che ha reso questo libro ancora più coinvolgente. È riuscito a catapultarmi in una realtà così lontana che, affiancata alla vita quotidiana di questa ragazza, non è apparsa più tanto distante e diversa. In conclusione, qualunque tipo di sfruttamento, che sia umano o territoriale, rimane comunque un’appropriazione illegittima. In entrambi i casi è sempre l’uomo a subirne le conseguenze.  È l’uomo che sceglie di rinunciare al benessere collettivo a furia di rincorrere il proprio. È l’uomo che decide di sottomettere qualcuno o qualcosa e questo non è concepibile né da una mente umana ragionevole né dalla natura, che per millenni ha subito e che ora si sta ribellando.

 

 

 

C’è bisogno di un cambiamento, un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare, di affrontare e vedere le cose. Perché per cambiare c’è bisogno di apertura, un’apertura completa che ci porti a una trasformazione, a una rielaborazione del passato e del presente per scrivere il futuro. Questo cambiamento però non si raggiunge solamente con il pensiero, ma con le azioni. Nel campo della moda le aziende e le industrie tessili potrebbero cambiare i propri metodi di produzione riducendo il loro impatto ecologico e rispettando i limiti, così che l’uomo possa convivere in armonia con la natura. Si punta, quindi, anche facendo riferimento ad uno dei diciassette obiettivi dell’agenda dell’ONU, a monitorare l’utilizzo di microfibre e microplastiche che vengono rilasciate in acqua e a ridurre la generazione di rifiuti chimici nel processo produttivo. Noi consumatori, invece, potremmo acquistare meno abiti o trovare modalità alternative per far sì che questi capi non vengano sprecati. Possiamo promuovere ad esempio la condivisione, lo scambio e il riciclaggio. Inoltre è un diritto del consumatore quello di essere al corrente delle problematiche legate a questo settore così da sensibilizzarlo e limitare l’acquisto esagerato e impulsivo.
Personalmente sostengo anche che ci siano innumerevoli modi per combattere questo gigantesco problema e sono certa che, in questo ultimo periodo, stanno nascendo nuove forme di lavoro che pian piano si stanno orientando verso la risoluzione dell’inquinamento ambientale e, anche se non ho ancora le idee chiare sul mio futuro e su ciò che farò, qualche volta mi lascio trasportare dall’immaginazione e penso di poter diventare un ingegnere che progetta soluzioni alternative e all’avanguardia ma sostenibili, un’attivista che combatte per il suo pianeta, una politica o giornalista impegnata in campo ecologico. Per questo interesse devo ringraziare Greta Thunberg e un libro che ho letto recentemente in inglese che racchiude tutti i suoi discorsi. Lei è stata un’ispirazione per molti ragazzi e adulti che l’hanno sostenuta, ognuno in base alle proprie possibilità. Ha parlato di inquinamento ambientale, riscaldamento globale, gas serra, scioglimento dei ghiacciai, ma anche delle plastiche presenti nei mari e nella terra. Ha parlato di tutto ciò che l’uomo modifica, ha parlato dell’enorme impronta che l’uomo inevitabilmente lascia su tutto ciò che incontra. Ma questa impronta non può e non deve essere più negativa. Non si deve pensare che l’uomo sia capace solo di danneggiare perché è, per natura, portato a vivere nella serenità alla cui base, secondo me, c’è l’equilibrio. Un equilibrio che negli anni si è perso e che ora va riconquistato. Se si agisce, i due aghi della bilancia raggiungeranno lo stesso livello. Penso che questa sia una sfida molto più grande dell’uomo ma che lui deve accettare, soprattutto quando ad essere in ballo è il nostro futuro!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UK Drill

Quando parliamo di “drill”, riferita al rap, solitamente pensiamo alla corrente musicale nata a Chicago, sulla scia del successo di artisti come Chief Keef, Fredo Santana, Lil Durk ecc., caratterizzata da bassline pesanti e soprattutto dalle liriche violente portate all’estremo e riferite alla vita di strada e criminalità annessa. Questo filone ha avuto il suo apice tra il 2012 e il 2014, dopodiché il fenomeno è andato affievolendosi, andando a disperdere l’hype e l’attenzione precedente. Tuttavia l’influenza e l’eredità drill nell’ultimo periodo sono state raccolte da una nuova generazione di artisti inglesi, in particolare di south, i quali hanno preso gli stilemi e il linguaggio della drill di Chicago, trasformandola in qualcosa di nuovo dalle forti commistioni grime. Arriviamo così ai giorni nostri dove la UK drill, ormai, è una realtà consolidata nel panorama inglese: il 2019 è stato l’anno dell’affermazione per il genere con una lunga serie di progetti usciti e l’arrivo anche oltreoceano grazie all’ormai compianto Pop Smoke che, grazie anche al suo producer, 808 Melo, originario di East London, ha creato una nuova corrente drill negli Stati Uniti concentrata a Brooklyn, attualmente portata avanti da artisti di oggi .La rapida ascesa del movimento sta portando alla luce tutte le polemiche e le problematiche riguardanti la violenza e la criminalità di strada che si portano appresso gli esponenti del genere e che tuttora fanno discutere.

ARTISTI

  • Freeze Corleone
  • Fivio Foreign
  • King Von
  • Lil Durk
  • Lil Reese
  • Lil Tjay
  • NLE Choppa
  • Polo G
  • Pop Smoke
  • SD.

KARIM E MARIANNA

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Raggaeton

Il reggaeton, è un genere di musica da ballo nato a Porto Rico negli anni novanta.
Le sue origini sono un’intersezione di diversi generi musicali ed influenze dei Paesi caraibici, latino-americani e statunitensi.
Il reggaeton in Italia: il successo raggiunto negli ultimi anni è stato ragguardevole, tanto da spingere gli artisti italiani a creare musica in stile reggaeton in lingua italiana.
Alcuni cantanti sono: Karol G, Ozuna, Maluma, Don Omar, Luis Fonsi e Enrique Iglesias. Se fino a qualche tempo fa il suo successo era legato solo al periodo estivo, ora non è più così. Il reggaeton con il suo ritmo coinvolgente è ormai diventato uno dei generi musicali più ascoltati al mondo. Non a caso le due canzoni simbolo degli ultimi anni : Despacito –  di Luis Fonsi and Daddy Yankee, che canta in spagnolo, e  “Mi Gente” di J Balvin, hanno dominato le classifiche per mesi.

CHI FU IL PRIMO …

Molti considerano il brano dancehall del 1991 “dem bow” dell’artista giamaicano Shabba Ranks come l’inizio del successo del genere. Nel corso degli anni ’90 questo tipo di musica comincia a diffondersi anche in Nord America, fino ad arrivare in Europa, Asia e Australia durante i primi anni del XXI secolo.

I BRANI REGGAETON PIU’ FAMOSI

Anche se non si conosce il ritmo del reggaeton, quasi sicuramente lo si è sentito nelle canzoni pop di questi ultimi anni. Il genere, inoltre, ha influenzato anche una serie di altri brani molto famosi tra i quali:

  • “Shape of You” di Ed Sheeran, la seconda canzone più ascoltata su Spotify di sempre.
  • “No Vacancy” dei OneRepublic
  • “Cheap Thrills” di Sia
  •  “Sorry” di Justin Bieber
  • “Unforgettable” di French Montana, tornato sulla scena con un remix latino americano di J Balvin

KARIM ELSAWY  E  MARIANNA SALIS

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