Archive For The “Cultura” Category

LA COLAZIONE NEL MONDO

LA COLAZIONE IN ITALIA

In Italia la colazione tipica è costituita da  pane o panini, burro marmellata, fette biscottate e biscotti, accompagnanti da caffè, latte o tè freddo.

lA COLAZIONE IN FRANCIA

Per colazione, i francesi prendono il caffè, tè, cioccolata calda o un succo di frutta. Lo accompagnano generalmente con pane e burro, croissant alla marmellata di ogni genere.

LA COLAZIONE IN GERMANIA

In Germania e’ di uso mangiare salsiccia, uova,  formaggi accompagnati da pane di tutti i tipi (nero, bianco, di segale, frumento) con marmellata, miele, formaggi, prosciutto cotto e a volte anche uova e omelette.

LA COLAZIONE IN AMERICA

La colazione americana può includere moltissimi alimenti differenti. Alcuni sono semplici ingredienti, da preparare o già pronti, altri, invece, sono vere e proprie ricette.
Carne, pesce,  uova, bacon (sottili fette di pancetta precotta) salsicce, ham: (un salume cotto da affettare piuttosto simile al prosciutto di maiale arrosto e affumicato), steak (bistecca di manzo)

LA COLAZIONE IN AUSTRALIA

Tra i cibi della colazione tipica australiana non mancano: Bacon; Uova in tutte le prepazioni; Pane e formaggi; Torrija di mais che per aspetto e sapore ricordano il pain perdu francese; Vegemite, una crema spalmabile salata ricavata dal lievito estratto durante il processo di lavorazione della birra.

LA COLAZIONE IN GIAPPONE

La colazione giapponese  è costituita da: riso bianco al vapore, verdure miste, alghe, uova, pesce, natto, ottenuto dalla fermentazione dei fagioli,  tamagoyaki cioè un’omelette giapponese che si prepara con uova, salsa di soia e zucchero e che viene cotta seguendo una tecnica tradizionale un tantino laboriosa.

LA COLAZIONE IN EGITTO

Foul Madamas è una zuppa di ceci e fave, limoni, aglio, pepe di caiamae salsa tahina (crema di sesamo). Si completa il piatto con verdure e un uovo sodo

LA COLAZIONE IN SIRIA

La tipica colazione siriana e’ formata da yogurt magro, avena o farro integrali, un frutto, qualche mandorla.

LA COLAZIONE IN VIETNAM

La colazione vietnamita è composta da una zuppa di riso e verdure chiamata Chaò Chai, profumata da diverse spezie, dai Dau Cha Quai, una sorta di grissini fritti. Il tutto accompagnato da tè o da caffè freddo. Piatto tipico del risveglio è il Pho, una zuppa di pollo o gamberi con spaghetti di riso (tipici “rice noodles”) servita in brodo caldo di carne con cipolle e germogli di soia, che va mangiata con abbondante peperoncino rosso fresco e con il lime spremuto dentro.

Articolo realizzato da: KARIM ELSAWY, FRANCESCO SARDI, LEONARDO ZAFFIRO, SOFIA PALUDI, RITA SCAFFARO, RAFFAELLA MARVELL, EDOARDO CAMPITELLI E SHADIR BELLA

Classe 2B 2020/2021 “La colazione nel mondo”

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Il nostro ambiente: l’impegno, ma soprattutto la consapevolezza sono abbastanza e faranno la differenza? La risposta possiamo darla solo noi!

 

Carlotta Palumbo

Il nostro ambiente, tanto inquinato quanto difeso, tanto modificato quanto tutelato, cosa è? La terra, l’ambiente, sono tutto ciò che ci circonda, sono la nostra casa e la nostra ragione di vita. È solo grazie al nostro pianeta che noi riusciamo a vivere nelle condizioni attuali, è grazie a lui se respiriamo, parliamo o camminiamo, in fin dei conti è da lui che siamo nati ed è da lui che dipendiamo.

Con il tempo l’uomo si è preso sempre più libertà pensando che, forse, un modo per controllare un’entità così grande come la Terra, ci fosse.  Con queste convinzioni si è diffuso il pensiero che fosse possibile sfruttarla, che, anzi, l’uomo ormai era diventato così intelligente da essere in grado di usufruire di tutte le risorse del pianeta senza subirne le conseguenze, perché, dopotutto, l’uomo è superiore a tutto, non è vero?
Se ci si pensa bene è un po’ come sfinire il proprio genitore abusando sempre più della sua pazienza. Secondo me è proprio così che noi umani ci siamo comportati e abbiamo ragionato. Siamo andati avanti, dapprima senza essere consapevoli dei danni che stavamo provocando, e, successivamente, abbiamo continuato nonostante, ormai, ne conoscessimo gli esiti. Ed è per questo motivo che ora più che mai la nostra generazione, la generazione di noi ragazzi, deve dire STOP a quello che, secondo me, si può considerare una forma di violenza e di sfruttamento verso il nostro pianeta. Per questo ogni parola e ogni gesto contano. Perché non dobbiamo per forza fare un discorso per farci sentire, perché, se ci crediamo veramente, basta una frase detta a noi stessi, a un amico, a un genitore, ma anche a uno sconosciuto, a invertire questo trend. Un trend che ci porterà a un futuro disastroso, o meglio, ci porterà a non averlo proprio un futuro. E perché privarci di ciò che prima di essere un diritto è una necessità? Perché costringerci a rassegnarci? Perché vietarci di concepire l’idea di un cambiamento? Solo perché tanto a governare e a risolvere I problemi ci pensano I politici, quei politici di cui ci lamentiamo tutti I giorni ma che rivestono quella carica solo perché noi abbiamo voluto che la ottenessero eleggendoli. Quei politici che pensano solo al potere, ai soldi e all’economia.
Secondo me in tutti noi, vige un po’ la convinzione che, generalizzando, non abbiamo il potere di cambiare le cose, troviamo una valvola di sfogo nel giudicare tutti coloro che ce l’hanno ma non lo applicano con le modalità giuste. Secondo me, quindi, non risolveremo un problema così grande come può essere l’inquinamento ambientale accusando tutti i potenti che purtroppo non sono riusciti a frenarlo, ma decidendo di agire personalmente e concretamente, cominciando a vedere e trattare questo problema in quanto tale, senza limitarci a parlarne passivamente perché ci sembra doveroso farlo. Io stessa quando scrivo rimango scioccata, scioccata che una ragazza come me insieme a molti altri, spero, debba risolvere un problema causato da generazioni fin troppo ambiziose e temerarie, ma dall’altro lato mi do forza perché devo farlo, perché non solo voglio un futuro per me stessa, ma lo voglio per gli altri e l’unico modo per farlo è rallentare, fermarsi e analizzare quelli che sono dati oggettivi, partire da quelli per rimediare e per non sbagliare nuovamente. Per questo nel lavoro sull’inquinamento ambientale assegnato a scuola, ho deciso di trattare di un tema di cui si discute molto poco ma che in realtà incide molto di più di quanto si pensi sul nostro pianeta e, purtroppo, è facile dedurre che non incide di certo positivamente. Si tratta dell’effetto che ha l’industria tessile, in particolare del settore della moda, sul nostro pianeta. Basti pensare che incide in ben otto campi differenti. La prima e la più urgente problematica è sicuramente rappresentata dal cambiamento climatico, infatti l’industria della moda produce una quantità esorbitante di anidride carbonica, la cui produzione, si stima, aumenterà del 60% circa nei prossimi dodici anni. È allarmante, infatti, che solo l’industria dei jeans produca il 13% delle emissioni annue totali di CO2.

La seconda problematica è lo sfruttamento e l’inquinamento delle risorse idriche. Queste risorse sono necessariamente utilizzate, a partire dall’acqua impiegata nelle piantagioni fino ad arrivare ai trattamenti dei materiali e ai lavaggi degli indumenti a casa. Ciò che più lascia interdetti è che per produrre anche solo un’unica maglietta venga impiegata la quantità d’acqua pari al fabbisogno di acqua di una persona in tre anni. Al grande impiego di questa risorsa si affianca anche lo smaltimento delle sostanze di scarto prodotte dalle industrie a scapito dell’ambiente circostante perché queste sostanze si riversano nei fiumi, nei mari e nelle acque sotterranee danneggiando anche l’uomo e gli animali.  

Il terzo problema riguarda l’inquinamento provocato dai pesticidi, in quanto essi vengono applicati in quantità elevate soprattutto in India dove sono presenti le maggiori piantagioni di cotone. In contemporanea all’utilizzo di pesticidi c’è anche un forte sfruttamento del suolo che riveste la quarta problematica. Ciò porta inevitabilmente ad una diminuzione delle risorse naturali, quinta problematica. Infatti, sia la produzione che il trasporto dei capi di abbigliamento porta ad un vasto utilizzo di combustibili fossili e della manodopera, per definizione limitati.
Solamente per produrre e trasportare i materiali per la realizzazione di un paio di jeans si passa per quattro continenti diversi. Avendo un impatto notevole e subito evidente sull’ambiente, il sesto problema è rappresentato dal fatto che, con il calo dei prezzi sui prodotti, le persone sono indotte ad acquistare sempre più abiti che vengono utilizzati per un arco di tempo molto limitato e poi messi da parte incrementando i fenomeni del consumismo e dello spreco.
Il settimo fattore è legato al benessere umano che viene compromesso dagli attuali ritmi di produzione delle industrie. L’ultimo problema, che riguarda in prima persona gli uomini e si collega al punto precedente è la cosiddetta schiavitù moderna che è rappresentata da pesanti forme di lavoro forzato, sfruttamento minorile e tratta di esseri umani. Questi fenomeni sono frequenti soprattutto in quelle che sono le industrie dei grandi brand della moda che spesso di trovano in luoghi come la Cina e il Bangladesh, dove le associazioni sindacali non sono né solide né diffuse e a nessuno importa tutelare i diritti dei lavoratori che, nella maggior parte dei casi, sono rappresentati da donne e bambini, costretti a lavorare in condizioni disagiate per ore, ricevendo un salario minore di quello che gli spetta. È proprio a questo proposito che ho letto un libro intitolato “Sulla strada di Iqbal” che parla di Iqbal Masili, il primo ragazzo sindacalista del Pakistan a lottare contro lo sfruttamento e il lavoro minorile, che fu assassinato a soli dodici anni solo perché aveva avuto il coraggio di far sentire la sua voce. Prima di morire riuscì anche a condurre un discorso all’ONU dove chiedeva la libertà, la parità e l’uguaglianza che si basano sul riconoscere le nostre differenze. Questa storia di sovrappone anche a quella di una ragazza romana della mia età, a cui è stata assegnata proprio una ricerca sull’influenza dell’industria della moda sull’ambiente, che ha reso questo libro ancora più coinvolgente. È riuscito a catapultarmi in una realtà così lontana che, affiancata alla vita quotidiana di questa ragazza, non è apparsa più tanto distante e diversa. In conclusione, qualunque tipo di sfruttamento, che sia umano o territoriale, rimane comunque un’appropriazione illegittima. In entrambi i casi è sempre l’uomo a subirne le conseguenze.  È l’uomo che sceglie di rinunciare al benessere collettivo a furia di rincorrere il proprio. È l’uomo che decide di sottomettere qualcuno o qualcosa e questo non è concepibile né da una mente umana ragionevole né dalla natura, che per millenni ha subito e che ora si sta ribellando.

 

 

 

C’è bisogno di un cambiamento, un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare, di affrontare e vedere le cose. Perché per cambiare c’è bisogno di apertura, un’apertura completa che ci porti a una trasformazione, a una rielaborazione del passato e del presente per scrivere il futuro. Questo cambiamento però non si raggiunge solamente con il pensiero, ma con le azioni. Nel campo della moda le aziende e le industrie tessili potrebbero cambiare i propri metodi di produzione riducendo il loro impatto ecologico e rispettando i limiti, così che l’uomo possa convivere in armonia con la natura. Si punta, quindi, anche facendo riferimento ad uno dei diciassette obiettivi dell’agenda dell’ONU, a monitorare l’utilizzo di microfibre e microplastiche che vengono rilasciate in acqua e a ridurre la generazione di rifiuti chimici nel processo produttivo. Noi consumatori, invece, potremmo acquistare meno abiti o trovare modalità alternative per far sì che questi capi non vengano sprecati. Possiamo promuovere ad esempio la condivisione, lo scambio e il riciclaggio. Inoltre è un diritto del consumatore quello di essere al corrente delle problematiche legate a questo settore così da sensibilizzarlo e limitare l’acquisto esagerato e impulsivo.
Personalmente sostengo anche che ci siano innumerevoli modi per combattere questo gigantesco problema e sono certa che, in questo ultimo periodo, stanno nascendo nuove forme di lavoro che pian piano si stanno orientando verso la risoluzione dell’inquinamento ambientale e, anche se non ho ancora le idee chiare sul mio futuro e su ciò che farò, qualche volta mi lascio trasportare dall’immaginazione e penso di poter diventare un ingegnere che progetta soluzioni alternative e all’avanguardia ma sostenibili, un’attivista che combatte per il suo pianeta, una politica o giornalista impegnata in campo ecologico. Per questo interesse devo ringraziare Greta Thunberg e un libro che ho letto recentemente in inglese che racchiude tutti i suoi discorsi. Lei è stata un’ispirazione per molti ragazzi e adulti che l’hanno sostenuta, ognuno in base alle proprie possibilità. Ha parlato di inquinamento ambientale, riscaldamento globale, gas serra, scioglimento dei ghiacciai, ma anche delle plastiche presenti nei mari e nella terra. Ha parlato di tutto ciò che l’uomo modifica, ha parlato dell’enorme impronta che l’uomo inevitabilmente lascia su tutto ciò che incontra. Ma questa impronta non può e non deve essere più negativa. Non si deve pensare che l’uomo sia capace solo di danneggiare perché è, per natura, portato a vivere nella serenità alla cui base, secondo me, c’è l’equilibrio. Un equilibrio che negli anni si è perso e che ora va riconquistato. Se si agisce, i due aghi della bilancia raggiungeranno lo stesso livello. Penso che questa sia una sfida molto più grande dell’uomo ma che lui deve accettare, soprattutto quando ad essere in ballo è il nostro futuro!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’ISTRUZIONE, UNA VIA DI SALVEZZA PER LE BAMBINE NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

 

Se mi chiedessero chi è Malala Yousafzai, io probabilmente risponderei che Malala è tante cose, che Malala è tutto. Malala è coraggio e paura allo stesso tempo, Malala è forza, Malala è voce, Malala è un essere umano. Nessuno pensa veramente al significato di essere umano e personalmente non attribuirei questo termine a tutte le persone del mondo, perché essere uomo non significa automaticamente essere umani. Essere umano è sinonimo di coraggio, coraggio di immedesimarsi in qualcuno e condividerne, o meglio, capirne, anche se non la si pensa allo stesso modo, i sentimenti, i pensieri, le considerazioni e le idee, subendone le sofferenze e condividendone le gioie. 

Essere un essere umano è molto più complesso che essere un uomo. 

Malala è l’esempio più vero di quanto un uomo possa riuscire effettivamente ad essere umano. Le parole di Malala sono state così incisive nella mia vita tanto da non uscirne più. Ho preso così tanto a cuore le sue considerazioni, che ho ripensato e rimuginato su tutte le sue idee ogni sera prima di andare a dormire, ma mi sono data ben poche risposte, anzi, mi sono sentita impotente, incapace, non necessaria, rispetto a lei che così giovane ha plasmato il mondo. Io vorrei fare, vorrei fare tanto. Vorrei parlare, vorrei far sentire la mia voce, sostenere le mie idee e i miei ideali, avere dei modelli di riferimento, delle certezze e, talvolta, vorrei avere anche il coraggio di mettere in discussione ciò che secondo me non è giusto in questo mondo. Ma io la forza di Malala non ce l’ho. Ho solo una penna e un foglio davanti a me e, come lei dice, anche queste due uniche cose bastano per cambiare il mondo. E allora io ci provo, provo a combattere, ma soprattutto provo ad esprimere il più possibile quanto sia stata importante la sua, che poi solo sua non è, di battaglia. Io non riesco ad immaginare che, da qualche parte nel mondo, una ragazza apparentemente uguale a me conduca una vita completamente diversa. Quella ragazza a quest’ora non sta seduta su una sedia a scrivere un tema sotto il tetto sicuro di una scuola, bensì si ritrova schiava di una vita che non desidera, un futuro che non le spetta ma che è costretta a sopportare. È per questo tipo di ragazze che Malala parla, per quelle ragazze ormai rassegnate che pensano che un’alternativa non esista. Quelle ragazze che vivono di sottomissione, di sacrifici, di lacrime non versate, di parole non pronunciate, di desideri mai esauditi. Quelle ragazze che ora non sono su un banco di scuola a studiare, ma sono obbligate a badare ad un bambino che non erano pronte ad avere, a sistemare una casa che non possono gestire e a soddisfare i desideri di un uomo che le considera poco più di niente. Quelle ragazze vittime imminenti di abusi fisici e psicologici. Quelle ragazze sottoposte a vivere una vita più grande di loro stesse. Quelle ragazze predestinate a diventare proprietà di qualcuno indipendentemente dalla loro volontà. Quelle ragazze che ora sono rinchiuse in un luogo buio a lavorare venendo sfruttate ogni singolo secondo. Quelle ragazze che non sono mai state tali e che non avranno mai la libertà di diventare donne. Malala le ha difese queste ragazze, ha preso a cuore la storia di tutte loro accumunate da un unico punto: la privazione di un diritto primario, quello di andare a scuola. L’andare a scuola è collegato ad una serie di altre possibilità, che una ragazza può intraprendere indipendentemente da ciò che le viene imposto dalla società o dalla sua famiglia. Non voglio immaginare le potenziali ragazze che, se avessero avuto la possibilità, sarebbero potute diventare ingegneri alla NASA, chef stellate, giornaliste, astronaute, archeologhe, manager di famose aziende, zoologhe, imprenditrici, musiciste, campionesse olimpiche, modelle, attiviste, politiche e chi sa quanti altri mestieri. Probabilmente si tratta di milioni di sogni infranti che forse oggi avrebbero fatto la differenza in questo mondo, che poi alla fine tanto moderno e all’avanguardia non è, se poi le persone sono ancora private della libertà di esprimersi e di dimostrare quello che sono e ciò che aspirano ad essere. Per questo Malala è stata così importante nelle nostre vite, ha reso globale un problema che riguardava moltissimi paesi ma che nessuno prima di lei aveva avuto così tanto coraggio di argomentare, parlando all’ONU, ricevendo il premio Nobel per la pace e creando il “Malala Found”, battendosi contro i talebani che le avevano sconvolto la vita, in negativo ma anche in positivo, e le hanno permesso di diventare ciò che è oggi: una donna che lotta per permettere a tutti di avere la possibilità di diventarlo, tramite l’istruzione, che è l’unico mezzo possibile per assicurare un futuro migliore a tutte le ragazze e le bambine che arriveranno dopo di noi.

 

Carlotta Palumbo

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Scoprendo Parigi

Tempo stimato di lettura: 5 min.

Parigi è la capitale della Francia, è una delle città più importanti di Europa; la sua superficie corrisponde a 105,4 km quadrati. Centro mondiale di arte, moda, gastronomia e cultura; l’architettura urbana risalente al XIX secolo è caratterizzata dagli ampi boulevard e dalla Senna. Oltre a monumenti come la torre Eiffel e la Cattedrale gotica di Notre-Dame del XII secolo, la città è rinominata per tradizionali caffè e per i negozi di alta moda lungo la Rue du Faubourg Saint-Honoré.

Parigi è da sempre una delle mete più ambite dal turismo di tutto il mondo ed è considerata una delle città più romantiche sulla Terra. Parigi ospita molte testimonianze culturali, le più famose sono: la torre Eiffel, il Louvre, la Cattedrale di Notre-Damre de Paris, l’Arco di Trionfo, le Champs-élysées a Parigi, Disneyland, l’Opéra e il Moulin Rouge.

La torre Eiffel è il monumento più famoso di Parigi, conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città stessa e della Francia. La torre è alta 312,28 m e ha tre piani; è stata progettata da Stephen Sauvestre. Nel 1899 fu dipinta con 5 colori diversi, dall’arancio della base fino al giallo della cima; alla metà del Novecento fu scelto il rosso marrone, e dal 1968 il bronzo. Il colore viene steso in differenti tonalità, partendo dal basso, dalla più scura alla più chiara.

Il museo del Louvre di Parigi è uno dei più celebri musei del mondo e primo per numero di visitatori. Ospita numerose opere d’arte, tra cui la Gioconda. La Gioconda, nota anche come Monnalisa, è un dipinto a olio, su tavola di legno di pioppo; realizzata durante il Rinascimento.

Il museo del Louvre è una fortezza del XII secolo, ampliata e riformata in varie occasioni. Prima di diventare un museo, alcuni monarchi come Carlo V e Filippo II utilizzarono il palazzo come residenza reale, dove conservavano le proprie collezioni d’arte.

La Cattedrale di Notre-Dame è una delle più antiche chiese di stile gotico in Francia. è dedicata alla Vergine Maria e si trova nella Ile de la Cipé di Parigi, circondata del fiume Senna. Nel 1163 il vescovo di Parigi, Maurice de Sully, ordina la sua costruzione che fu terminata solo nel 1945. L’incendio della cattedrale è avvenuto nel 15 aprile del 2018 che ha bruciato parte del tetto.

L’arco di Trionfo (costruito tra 1806 e 1836) è un importante monumento di Parigi. Si trova alla fine del viale dei Campi Elisi, al centro di piazza della Stella (oggi chiamata “Charles de Gaulle”). Il monumento fu voluto da Napoleone Bonaparte per celebrare la vittoria nella battaglia di Austerlitz.

Le Chmps-élyseés sono stati costruiti nel 1670, hanno una lunghezza che equivale a quella di 1914 m. È uno dei più larghi e maestosi viali di Parigi. Con i suoi cinema, cafés e i negozi di lusso, è una delle strada più famose del mondo. Il nome fa riferimento ai Campi Elisi delle mitologia classica.

Disneyland Paris è un complesso turistico, situato a Marne-la-vallé, a 32 km est di Parigi, formato da due parchi a tema, Disneyland Park e Walt Disney Studios Park, un’area con ristoranti, negozi e cinema chiamata Disney Village, un campo da golf e una serie di hotel

L’Opéra national de Paris (costruito il 28 giugno 1669) è un teatro pubblico francese posto sotto la tutela del ministero della Cultura francese.

A questo titolo, l’Opéra, dispone di due sale: l’Opéra Garnier e l’Opéra Bastille.

Il Moulin Rouge situato nel famoso quartiere a luci rosse di Pigalle, è vicino a Montmartre, è uno dei più famosi locali di Parigi, inaugurato il 6 ottobre 1891 da Charls Zidler e da Josef Oller.

 Elisa Grassi e Viola Chialà

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Recensione del libro 10 piccoli indiani 

 

Il libro Dieci piccoli indiani è stato scritto da Agatha Christie ed è stato uno dei suoi capolavori. Noi abbiamo letteralmente amato questo libro trovandolo interessante, coinvolgente e pieno di colpi di scena e sorprese. Questo libro infatti parla di dieci persone totalmente estranee l’una dall’altra che sono state invitate a soggiornare in una splendida villa in un’isola senza sapere però chi fosse la persona che li ha invitati. Tutti accettano l’invito. Il padrone della villa non era sull’isola e trovarono al suo posto una poesia incorniciata e appesa sopra il camino di ogni camera da letto e sul tavolo della cucina 10 statuette. Una volta entrati nella villa gli ospiti sentirono una voce inumana che li accusava di essere tutti degli assassini. Di chi sarà la strana voce? E’ la verità sono tutti e dieci assassini? A cosa serviranno le statuette? Quali segreti si celano dentro le mura di quella villa?

Lo scoprirete solo leggendo…  

Emma&Fedrica IIB

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La volpe

 

La volpe è un canide di medie dimensioni dall’aspetto aggraziato e gradevole. Il muso è affusolato e allungato, le orecchie appuntite e dritte, generalmente nere nella parte posteriore. Le zampe sono corte, ma agili e scattanti. La sua peculiarità distintiva è la pelliccia folta e dal colore mutevole a seconda delle stagioni.

E’ un animale notturno ma spesso e volentieri è attiva anche durante il giorno. Il suo atteggiamento, tuttavia, è piuttosto schivo e timoroso, quindi si ripara nei cespugli, in fossi e tane scavate nel terreno o si appropria delle case abbandonate da altri animali notturni di campagna, come tassie istrici.

Vive mediamente dai due ai cinque anni, ma molto esemplari arrivano tranquillamente anche a 10 anni. Come molti animali selvatici, è carnivora, e vive nei boschi, in campagna, e anche in città, un po’ in tutta Italia, senza distinzione geografica. Meno comune in Pianura Padana, si adatta bene alla vita in qualsiasi varietà di ambiente, compresi quelli più antropizzati.

Cosa mangiano…

In montagna la si trova fino a 2500 metri di quota e va a caccia di lepri, ricci, piccoli roditori e conigli. All’occorrenza, si dimostra un onnivoro di ‘larghe vedute’: la sua dieta, infatti, può comprendere anche insetti e bacche.

Allatta i suoi cuccioli per circa un mese, durante il quale gli esemplari adulti somministrano ai piccoli anche cibo rigurgitato per arricchire la dieta. Nel giro di due mesi solitamente lo svezzamento viene terminato..

Con l’arrivo dei primi caldi, a partire da maggio-giugno, i cuccioli iniziano a seguire i genitori nella ricerca di cibo e rimangono uniti alla famiglia fino alla fine dell’estate. Da quel momento, i maschi lasciano i genitori e iniziano a procacciarsi autonomamente il cibo, dando vita anche a vivaci lotte territoriali con altri esemplari.

È un animale notturno dal carattere schivo, timoroso e restio all’interazione con altri animali e con gli umani. Essendo un predatore selvatico molto territoriale, tende a dare vita a dure competizioni con gli altri esemplari. Questa caratteristica è uno dei fattori che incide maggiormente sul controllo naturale della specie, perché è causa di molte morti durante i combattimenti tra maschi, specie nel corso della stagione degli accoppiamenti.

Volpi in citta’…

Tuttavia, il suo graduale avvicinamento ai centri abitati ha fatto sì che il contatto umano sia sempre più facilitato dalla ricerca continua di cibo. Nelle località turistiche, le volpi escono allo scoperto anche durante il giorno, avvicinandosi a campeggiatori e viaggiatori per rimediare qualcosa da mangiare.

Questa evoluzione nel carattere e nelle abitudini ha lentamente cambiato la natura selvatica di questo animale, arrivando, in molti casi, ad un vero e proprio addomesticamento. Tra le specie più docili e abituate al contatto con l’uomo, c’è proprio la volpe rossa.La famiglia comprende 12 specie diverse, tra cui la volpe rossa, il mammifero selvatico più diffuso al Mondo, unico rappresentante di questa specie nel nostro Paese.

Quanto mangia…

Le esigenze alimentari di un esemplare adulto corrispondono a circa 500 g di cibo al giorno. A seconda del suo habitat e delle circostanze, si nutre di tutto ciò che trova. Essendo carnivora, predilige quasi sempre la selvaggina (galline, lepri, fagiani, quaglie, ecc), ma non disdegna nulla, specie se è affamata.

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La volpe e’ un predatore

In pianura e in campagna se ne va in giro di notte a rimediare tutto ciò che trova nelle vicinanze delle case e dei fienili. Predilige comunque i boschi e le zone ricche di nascondigli dove caccia conigli, lepri, roditori, ricci.

Per catturare le sue prede, utilizza una tecnica davvero sorprendente: non si lancia all’inseguimento, ma spicca un balzo in aria formando un angolo di 40°. Con questa strategia, non solo riesce a coprire un’area di 5 metri, ma ricade esattamente con le zampe anteriori sulla preda, senza lasciarle scampo.

Dove vive…

La volpe è la specie animale più diffusa al mondo, dopo l’uomo. È conosciuta in tutti i continenti, si adatta alle condizioni specifiche del suo habitat selvaggio. Tuttavia, le specie più comuni preferiscono climi temperati come l’Europa, parte dell’Asia e del Nord Africa o quella della maggior parte del Nord America.

Nel caso dell’Australia, la volpe fu introdotta dall’uomo e si diffuse rapidamente in tutto il continente, causando spesso danni alle nicchie ecologiche locali.

Karim Elsawy

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Scoprendo Londra

Londra è la capitale dell’ Inghilterra. La sua estensione territoriale la rende la terza città più estesa d’ Europa.

Gli abitanti contano il numero di 8.825.000 e molti di questi provengono dall’ estero o sono di origine straniera, il che la rende una delle città più cosmopolite e multietniche del mondo.

La città è attraversata dal fiume Tamigi ed è caratterizzata da un efficente sistema di metropolitana, chiamata London Underground.

Qui hanno sede numerose istituzioni, organizzazioni e società nazionali: vi si trovano importanti musei e teatri;La città contiene 4 patrimoni dell’ umanità.

Londra ospita molti monumenti ed edifici storici, come la National Gallery, Buckingham Palace, Torre di Londra, London Eye, Abbazia di Westminster, Cattedrale di Sant Paul, Big Ben e il Parlamento; a queste si aggiungono numerose piazze, parchi e ponti.

La National Gallery, fondata nel 1824 è un museo che ospita una ricca collezione di dipinti di varie epoche

Buckingham Palace è la residenza ufficiale della sovrana del Regno Unito.oltre a questo è il luogo in cui si svolgono numerose cerimonie pubbliche ed è anche una notevole attrazione turistica.

La Torre di Londra è una fortezza situata sulla riva nord del Tamigi. Fu costruita alla fine del 1066. Questa conserva i gioielli della Corona. Nell’ antichità è stata usata come prigione  e per un breve periodo come residenza reale.

Il London Eye anche noto come Millennium Wheel, è una ruota panoramica situata sulla riva sud del Tamigi. È stata progettata da Julia Barfiel, David Marks e Marks Barfield ed è stata inaugurata il 31 dicembre 1999.

L’ abbazia di Westminster è il più importante luogo di culto anglicano di Londra dopo la cattedrale di San Paolo, sede delle incoronazioni dei sovrani d’ Inghilterra e di sepoltura di personaggi importanti. Si trova a ovest del Parlamento.

La cattedrale di S. Paul è una delle cattedrali di Londra e si trova nella City. È il primo edificio religioso per dimensione in Gran Bretagna ed è stata ideata dall’ architetto Christopher Wren. Il suo stile classico legato a quello gotico. Qui dentro si sono svolte numerose cerimonie tra cui il funerale dell’ ammiraglio Nelson.

Il Big Ben è il nome della campana della torre dell’ orologio del palazzo di Westminster. Lo stile della torre è neogotico, è alta 96 metri e venne finita di costruire nel 1858. È conosciuta come Clock Tower, ma il nome fu cambiato ufficialmente Elizabeth Tower in occasione del giubileo di diamante di Elisabetta II.

Il palazzo di Westminster è l’ edificio di Londra in cui hanno sede le due camere del Parlamento del Regno Unito. Si trova in riva al Tamigi, nella City. La finalità originale del palazzo era quella di residenza reale, ma dal XVI secolo. Nel 1834 venne distrutto da un incendio per poi essere ricostruito ne XIX. Il suo stile è neogotico e una della sue caratteristiche più famose è il Big Ben.

La Chinatown di Londra è lo storico quartiere cinese della capitale britannica. Il quartiere diventò sempre più prospero negli ultimi decenni del Novecento quando cominciarono a stabilirvisi, oltre ai commercianti, ogni tipo di lavoratori e nacquero le prime scuole cinesi 

 

Il Tower Bridge è un ponte mobile di Londra, situato sul Tamigi. Considerato uno dei simboli della capitale inglese collega vari borghi nei pressi della torre di Londra.

Il Hyde Park è uno dei nove parchi reali;è diviso in due parti dal lago artificiale Serpentine Lake

Queste sono le cose più belle ed interessanti che ospita Londra, vi consigliamo di andarci 👍

Di Viola Chialà e di Elisa Grassi

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Vacanze alternative ai tempi del Coronavirus

Queste vacanze di certo saranno nuove e particolari per noi tutti e sicuramente non potremo viaggiare come avevamo già programmato o come sognavamo. Tuttavia abbiamo pensato di trovare metodi alternativi per passare le vacanze in tranquillità ma pur sempre vicino casa. Certo, se la situazione degenererà nuovamente, sarà compito nostro rimanere a casa, ma se, invece, migliorerà ulteriormente, come tutti speriamo, allora siamo pronti a consigliarvi meravigliose località, a cui magari non facevate nemmeno molto caso, “a portata di mano”!

 

TARQUINIA

Tarquinia è un comune italiano in provincia di Viterbo, presso la via Aurelia. Tarquinia fu uno dei più importanti insediamenti della dodecapoli etrusca. Oggi giorno ci sono importanti resti molto interessanti da visitare. Infatti in questo centro etrusco e romano sorge un importante necropoli, chiamata Necropoli dei Monterozzi. Questa necropoli contiene tombe le cui pitture parietali costituiscono i più importanti resti di arte etrusca a noi giunta. Tra queste tombe di rilievo è sicuramente la tomba dei Leopardi.  

Inoltre Tarquinia dal 31 marzo 2011 è la prima città patrimonio dell’Unesco.

 

 

 

 

 

Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano

Il lago di Bracciano, originariamente chiamato anche lago Sabatino, è un lago che riempie una depressione di origine vulcanica e tettonica, situato nel nord della città metropolitana di Roma, circondato a nord dai Monti Sabatini. Il lago non presenta isole e ha un emissario, il fiume Arrone, che origina sulla costa sudorientale e si getta nel mar Tirreno in località Maccarese. A due chilometri a est del lago si trova il più piccolo lago di Martignano, anch’esso di origine vulcanica. Questa zona nel 1999 è stata dichiarata parco regionale con il nome di Parco regionale di Bracciano – Martignano. Sulle sponde si affacciano i tre comuni di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano.

Il Castello di Bracciano, conosciuto anche come Castello Orsini-Odescalchi, è un edificio del XV secolo costituito da tre cinta di mura esterne; di forma pentagonale, presenta cinque torri. Il castello fu costruito da Braccio da Montone, poi passato alla famiglia Orsini su richiesta di papa Martino V. È di proprietà degli Odescalchi, famiglia che proprio dagli Orsini rilevò la signorìa di Bracciano alla fine del XVII secolo. Il castello, aperto al pubblico dal 1952, è visitabile e viene spesso usato per ricevimenti, celebrazione di matrimoni e per altri eventi privati e culturali.

In ultimo non dimentichiamo le cascate di Monte Gelato,  un posto meraviglioso per gite fuori porta.

      Laura Zanetto e Carlotta Palumbo

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La Walt Disney

The Walt Disney Company fu fondata nel 1923 da Walt Disney e suo fratello Roy.  Quest’anno sono passati 97 anni dalla sua creazione, 97 anni di magia e divertimento. L’azienda era in origine uno studio di animazione che ottenne un significativo successo con una serie animata lanciata nel nel 1928, Mickey Mouse. Da lì Mickey Mouse è diventato uno dei principali protagonisti dei cartoni Disney. Per differenziare il business e crescere ulteriormente, entrarono nel settore del turismo, con parchi a tema, tra cui Disneyland e Walt Disney World Resort.

Svilupparono l’intrattenimento e  ill merchandising.

Disneyland o Disneyland Park è il primo parco divertimenti aperto dalla Walt Disney Resort e l’unico inaugurato in vita da Walt Disney in persona nel 1995.L’idea per Disneyland è nata mentre Walt Disney stava visitando Griffin Park a Los Angeles, tra gli anni ’30 e gli anni quaranta, con le sue figlie Diane e Sharon: mentre, seduto su una panchina, le osservava andare sulla giostra sui cavalli si chiese perché nei parchi di divertimento di allora si dovessero divertire solo i bambini mentre gli adulti dovevano stare seduti a guardare; gli venne così l’idea di un luogo in cui gli adulti e i loro figli potessero divertirsi insieme.

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Uno dei principali progetti della Disney è stato quello della Marvel, con personaggi come l’uomo ragno, Devil, Hulk gli X-man e i Fantastici Quattro – il cui primo numero della serie dedicata (1961) viene anche fatto coincidere con l’inizio dell’Universo Marvel. Marvel Comics è una casa editrice statunitense della Marvel Entertainment , gruppo sussidiario della Walt Disney Company.
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Le Principesse Disney sono un media franchise di proprietà della Walt Disney Company, ideato negli anni 90 e successivamente ufficializzato agli inizi degli anni 2000 da Andy Mooney, presidente della Disney Consumer Products.

Nei suoi primi anni il franchise era composto da Biancaneve, Cenerentola, Aurora, Ariel, Belle, Jasmine, Pocahontas e Mulan.  Successivamente sono state aggiunte Tiana, Rapunzel, Merida e Vaiana.

Principesse Disney badass: dalla meno combattiva alla più tosta
BENEDETTA MENCARONI
BEATRICE COCCHI

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Lati positivi in tempi di corona-virus

 

Breve decalogo di positività…

  1.  Si sta più tempo con la propria famiglia;           
  2.  Puoi guardare tutti i film che vuoi;
  3.  Puoi giocare con giochi da tavolo insieme alla tua famiglia;      
  4.  Ti puoi svegliare un po più tardi; 
  5.  è molto bello uscire fuori dal balcone a cantare canzoni o a suonare;    
  6.  si possono cucinare dolci con la famiglia;   

c’è meno inquinamento. 

Gaia Palombino

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